Come accennavo nei commenti a un precedente post mi è stato cancellato un intervento in cui descrivevo la storia dell’omicidio della ventisettenne Bianca Brust , di Leer (Germania), ad opera dell’amico Matthias Schoormann.
Schoormann dopo aver strangolato la ragazza ne aveva decapitato il cadavere con un machete per poi fare una serie di foto al corpo mutilato componendolo in pose oscene.
Prima di dare fuoco all’abitazione e suicidarsi ha caricato le foto – che avevo riportato nel mio intervento - su un forum di cui era membro, causandone una rapida diffusione per il web.
In questi giorni facendo un giro per internet mi sono accorto di non essere l’unico ad essere stato colpito da/essere stato costretto a prendere provvedimenti di questo genere (nel mio caso la cancellazione è avvenuta ad opera di terzi, e non mi è stata fornita nessuna spiegazione a riguardo).
Ad ogni modo a beneficio di chi fosse interessato a tutti i risvolti di questo fatto di cronaca segnalo – finché dura – un
esaustivo thread sulla vicenda ospitato su
documentingreality.com (per visionarlo potrebbe essere necessario iscriversi).
Decapitazione per decapitazione segnalo inoltre, con un ritardo di un paio di anni,
questo video che sembra uscito dalla fantasia di un Peter Jackson anni ’80 in cui dei fantomatici neonazisti russi uccidono due “negri” (un tagiko, Shamil Odamanov, e un daghestano), tagliando la gola ad uno con un coltello da caccia e freddando l’altro con un colpo di pistola in testa, con tanto di sottofondo di musica “pagan metal” (la canzone dovrebbe essere
Rus della band
Arkona) e saluto finale a braccio teso davanti a una bandiera con la croce uncinata.
Qui maggiori informazioni sul fatto.
Probabilmente il video è un fake, ma se non lo fosse c’è da chiedersi perché mai uno dovrebbe farsi degli scrupoli per tenere steso un pietoso velo sul corpo di una ragazza uccisa da uno psicopatico nella prospera Sassonia quando a nessuno sembra importare nulla in questo senso di un poveraccio membro di una minoranza etnica trucidato in Russia da dei fanatici.
Di questi giorni invece la polemica sull’opportunità o meno di mostrare le immagini dei corpi martoriati dei parà della Folgore uccisi nell’attentato dinamitardo a Kabul, visionabili in
questo post su
liveleak.com (da notare il primo tra i commenti della serie).
Il che mi riporta alla mente la vicenda di Chris Wilson, giovane statunitense arrestato nel 2005 per aver dato vita a un forum in cui venivano pubblicate foto gore degli scenari di guerra iracheni o afghani inviategli dai militari USA in cambio di immagini porno amatoriali.
Qui un articolo sulla storia del giovane pornografo (tra parentesi pollice alto per il
layout della sua stazione di “lavoro”).
In tema “neonazismo” poi quest’estate mi sono letto
La disintegrazione del sistema dell’ideologo nazimaoista Franco Freda (inquisito per la strage di Piazza Fontana, condannato per propaganda razzista e ora a capo delle
Edizioni di Ar, specializzate nella pubblicazione di opere di pensatori e uomini politici sociopatici, un nome per tutti: Adolf Hitler), teorico a suo tempo del fronte comune tra le “forze rivoluzionarie anticapitalistiche” per la “lotta[…] al sistema per la eversione del sistema […] fuori da soluzioni soffocate da vincoli legalitari e riformistici: in quei termini coerenti drastici e risolutivi che solo la violenza possiede”.
Il libro riporta un intervento di Freda a una riunione del comitato di reggenza del Fronte Europeo Rivoluzionario tenutasi a Ratisbona nel 1969.
Lo stile è pulito e accattivante, ma il discorso nel complesso è sconclusionato, le analisi politiche sono ben al di sotto della grossolanità e la maggior parte delle idee portate avanti imbarazzerebbero persino uno studente di terza liceo particolarmente scapigliato.
Tra l’altro costa quindici euri per una trentina scarsa di pagine.
L’opera fa parte della collana
Inchiostro di proscritti e assieme ad essa è riportata una copia di un’informativa inviata al Ministero dell’Interno da parte degli organi di polizia incaricati di sorvegliare Freda nella sua attività di “eversione culturale”.
È fin troppo facile dissentire dalle posizioni di Freda o dalle idee diffuse attraverso la sua casa editrice, ma per altri versi la sua attività è encomiabile, facendone un potenziale alleato in un fronte comune di lotta per la libera circolazione delle idee e delle informazioni.
Per inciso un paio di anni fa ci fu una polemica perché una professoressa di un liceo romano aveva adottato come testo di studio i monologhi di Hitler editi da Freda, articolo
qui.
Proseguendo il panettone nazi/gore su toni meno drammatici in questi giorni mi sono visto
Vogliamo i colonnelli, film del 1973 con Ugo Tognazzi, di cui vi propongo uno
spezzone, e
Roberto Succo, film francese del 2001 sulla vicenda dell’omonimo serial killer italiano (da antologia il
pezzo che fece dopo essersi rifugiato sul tetto di un carcere da cui stava cercando di evadere).
Quest’estate inoltre (mentre ero impegnato in
ciò) non ho resistito alla tentazione di comprare questa sporta che faceva mostra di sé sulla bancarella di un pakistano: